Il volume si presenta come un lavoro di estrema rilevanza, anche per riflettere sull’attuale organizzazione dei Servizi di Salute Mentale (SSM) nel nostro Paese, in un momento storico in cui la salute mentale richiede sia l’attuazione di nuovi progetti di prevenzione atti a contrastare l’incremento dei disturbi mentali nella popolazione, sia l’impegno nella definizione di percorsi di cura e riabilitazione che sfruttino le potenzialità insite nella rete istituzionale e in quella umana. Uno dei maggiori problemi attuali, è dato dal fatto che i Servizi di Salute Mentale (SSM) in Italia, presentano un’ampia diversificazione sull’intero territorio nazionale, sia in termini di risorse economiche fruibili sia per numero di operatori disponibili e loro specifica formazione. Negli ultimi decenni inoltre, una serie di criticità quali: crisi economiche, catastrofi ambientali, problemi occupazionali, fenomeni migratori hanno contribuito a minare il senso di stabilità e di fiducia nel futuro.
Contestualmente, l’incremento dei casi presi in carico dal sistema sanitario pubblico ha portato alla necessità di cercare nuove risorse, anche attraverso forme di collaborazione tra i Servizi di Salute Mentale e le agenzie/istituzioni sparse su tutte il territorio. (Forze dell’ordine, comuni, consultori, dipartimenti di prevenzione, autorità giudiziarie, ect.)
Il riconoscimento di come la
malattia mentale abbia un impatto multidimensionale nella vita del paziente, ha
determinato inoltre l’attuazione di
interventi basati su un modello di tipo bio-psicosociale che consideri quindi, dimensioni di tipo neurobiologico, sociofunzionale e familiare. A riguardo, si
consideri come l’interpretazione teorica – molto in auge nei decenni passati –
secondo cui, la famiglia era da ritenersi la causa dell’insorgenza dei
disturbi mentali del proprio familiare (con
conseguente estromissione dal percorso di cura e di riabilitazione) sia stata
ribaltata, in tempi recenti. Questo ha reso possibile l’inclusione dell’intervento
educativo familiare nelle principali linee guida internazionali. A riguardo, si
cita lo studio ROAME (A Roadmap for Mental Health Research in Europe)
finanziato dalla Commissione Europea che ha documentato il ruolo chiave della
famiglia in quelli che sono i percorsi di cura, di reinserimento sociale, di
sostegno alla vulnerabilità ed allo stigma causati dalla malattia mentale. Un
approccio moderno alla cura, prevede anche che il team multidisciplinare sia formato
su trattamenti psicosociali EB (Evidence-Based), interventi di recovery e interservizi
user-centered rivolti a specifici target di popolazione.
In quasi mille pagine di trattazione, questo volume affronta tematiche complesse, con capacità analitica e tecnica estremamente profonde. Vengono illustrati nuovi modelli per affrontare la severità e complessità dei disturbi mentali con indicatori d’esito per definire sia la recovery clinica che personale, nonché per stabilire i principi per organizzare ed integrare il lavoro delle reti in psichiatria, con particolare attenzione alle criticità cliniche e di gestione amministrativa, relativi punti di forza ma anche limiti impliciti nei programmi di politica sanitaria.
Appare evidente come stia sempre più delineandosi, una nuova
concezione della cura che preveda l’impiego di équipe multidisciplinari, in
grado di collaborare con l'intero territorio. Seppur sussistano ancora,
enormi divari amministrativi ed organizzativi,
le varie agenzie e strutture dovranno condividere comunque, il medesimo
approccio terapeutico improntato alla massimizzazione dei benefici indotti
dalla relazione. Questo significa favorire la remissione della malattia, grazie
anche ad interventi in ambito esistenziale come il reinserimento sociale ed il sostegno tra pari.
Nella prima parte del volume dal titolo “SMI e i nuovi modelli dei disturbi mentali: la complessità come base degli interventi”, si sottolinea come la maggior parte dei Servizi di Salute Mentale che operano sulla base di interventi tecnicistici e meno relazionali di tipo EBP (Evidence Based Practice) dovrebbero occuparsi dello sviluppo di reti sociali, con cui promuovere strategie di resilienza. Il processo di cura dovrebbe, quindi, basarsi sulla riduzione dei sintomi transindromici, favorendo l’integrazione dei fattori categoriali e dimensionali, le strategie di empowerment nonché lo sviluppo di dinamiche relazionali. La remissione dei sintomi (recovery clinica) non può quindi essere scissa dalla recovery personale attraverso cui, l’individuo giunge a recuperare un significato profondo della propria esistenza, ritornando ad essere motivato e proattivo. Il senso della propria identità appare quindi, imprescindibile dal raggiungimento dell’emancipazione e da una visione positiva del proprio futuro.
Nella seconda parte viene affrontata l’“Organizzazione dei servizi: costruzione della rete e principi dell’integrazione in psichiatria”. I dati italiani che registrano un incremento dei disturbi mentali hanno posto l’accento, sulla necessità di promuovere nuove strategie di prevenzione, pianificando progetti in grado di favorire il benessere mentale nei luoghi di lavoro, tra gli anziani e in altre fasce vulnerabili della popolazione. Tutto ciò, senza sottovalutare il potenziamento dei fattori con cui sostenere il well-being e l’advocacy. Occupandosi tra l’altro, anche dello stress lavoro-correlato, delle emergenze e degli interventi di prevenzione del suicidio. Ad ogni modo, i progetti futuri dovranno tener conto anche di alcune criticità importanti come: la riduzione di personale che lavora nel settore sanitario, il rischio di fenomeni di reinstituzionalizzazione dei malati, l’eterogeneità dei servizi sul territorio nazionale.
Vengono illustrate poi, le prospettive di politica sanitaria nel nostro Paese, partendo dall’analisi della normativa di riferimento; l’organizzazione dei servizi che si occupano di salute mentale e relativi indicatori di qualità, con riferimento agli SPDC (Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura), day-hospital, REMS (Residenza per l’esecuzione delle Misure di Sicurezza) e alla popolazione carceraria. Si pone quindi particolare attenzione a come organizzare gli interventi riabilitativi, mettendo in atto strategie che consentono di transitare da quelli che sono gli interventi psicosociali EB a quelle che sono le strategie psicosociali EB vere e proprie.
Nella terza parte vengono presentate
le “Le tecniche di intervento” come: SST
(Training delle abilità sociali o Social Skills Training), Cognitive
Remediation (CR), Psicoeducazione, Barcelona Model, Life Goals Program,
Interpersonal and Social Rhythm Therapy o IPSRT, Coping Strategy Enhancement
(CSE), Integrated Psychological Therapy (IPT) e altri interventi di sostegno
per le famiglie dei pazienti affetti da SMI.
Viene inoltre dedicato un particolare approfondimento ai pazienti farmaco
resistenti e alle tecniche di de-escalation e tranquillizzazione rapida per la
gestione delle condotte aggressive.
Nella quarta parte “Modelli di intervento integrato per
popolazioni speciali” si affrontano tra l’altro i disturbi dell’alimentazione,
quelli dual diagnosis, gli esordi psicotici in preadolescenza ed adolescenza, le
problematiche in termini di salute mentale dei migranti, il disturbo
ossessivo-compulsivo e quello d’accumulo, ect. Viene inoltre presentato il
CBT–E multistep, un setting implementato dall’équipe multidisciplinare, di tipo
non eclettico, strutturato secondo 4 fasi di cura: ambulatoriale, ambulatoriale
intensivo, ricovero e terapia ambulatoriale successiva al ricovero, il cui
vantaggio è quello di offrire un trattamento aderente ad un’unica teoria di
riferimento.
Nella quinta ed ultima parte dal titolo “Il lavoro in team in psichiatria” vengono presentati alcuni degli strumenti utilizzati per analizzare il grado d’accordo e certezza in un sistema ad alta complessità (come l’équipe multidisciplinare). Tra questi: la matrice di Stacey, la valutazione delle dinamiche di cooperazione e competizione (teoria dei giochi), l’impiego della leadership generativa e l’acquisizione di una visione condivisa. Il focus della trattazione si sposta poi, sull’intermediazione tra agenzie/istituzioni territoriali e su quello che è il ruolo svolto dal servizio territoriale nella gestione dell’ASO (Accertamento Sanitario Obbligatorio) e del TSO (Trattamento Sanitario Obbligatorio). Infine, si offre una panoramica di quelle che sono le prospettive emergenti, tra cui la psichiatria computazionale e l’e-psychiatry. In particolare, l’uso della tecnologia digitale consente di dar voce alla propria esperienza, permettendo anche l’accesso a nuove informazioni e prospettive.