lunedì 2 maggio 2022

RECENSIONE DEL LIBRO - PSICOTERAPIA COGNITIVA. Comprendere e curare i disturbi mentali. A cura di Claudia PERDIGHE e Andrea GRAGNANI - Raffaello Cortina Editore, 2021

 

La terapia cognitivo-comportamentale o Cognitive Behavioural Therapy (C.B.T.) è una diffusissima tecnica psicoterapeutica utilizzata per la cura di svariati disturbi psicopatologici. I costrutti di base a cui fa riferimento, si fondano su un impianto teorico alquanto eterogeneo e i cui precursori sono individuabili in Albert Ellis (promotore tra l’altro del metodo R.E.B.T. o terapia razionale-emotiva), Aaron Beck e George Kelly.

Per capire come la psicoterapia cognitiva si sia sviluppata e perfezionata nel nostro Paese, bisogna fare un salto indietro nel tempo, fino alla costituzione a Roma, nel lontano ottobre del 1977, del Gruppo di Psicoterapia Cognitiva con sede in via degli Scipioni. Tra i membri: Gabriele Chiari, Georgianna Gardner, Vittorio Guidano, Gianni Liotti, Francesco Mancini, Mario Reda. Anni dopo, l’entusiasmo e la proficua collaborazione interdisciplinare spinse i componenti del gruppo originario a separarsi, per raggiungere nuove mete professionali. Tali iniziative si rilevarono propulsive e feconde e facilitarono  la diffusione accelerata del cognitivismo in ambito clinico (ad es. il cognitivismo evoluzionista di Gianni Liotti, il Terzo Centro di Antonio Semerari e relativi studi sulla metacognizione, il Laboratorio Post-razionalista di Maurizio Dodet e altri ancora). Le linee guida del gruppo originario che furono confermate nel tempo, meritano di essere ricordate anche in questa sede. Tra queste: la precisa ed attenta formulazione del caso, l’importanza dell’individuazione dell’intervento di psicoterapia più efficace per ogni specifico disturbo ed infine tener ben presente come l’escalation che ha portato al disagio del paziente sia un evento che si articola secondo un gradiente di tipo quantitativo.

Tali conferme puntano sull’evidenza clinica, secondo cui, non esisterebbe un crinale netto tra normalità e patologia ma viceversa un continuum. Detto con maggiore chiarezza - secondo la psicopatologia che è sotto la lente d’ingrandimento della psicoterapia - ciò che contraddistingue il disagio è il gap quantitativo e non qualitativo. In virtù di tale considerazione, è evidente che gli stessi costrutti che la mente utilizza per interpretare le emozioni negative sono necessariamente i medesimi da impiegare per il disvelamento dei disturbi di matrice psicopatologica, mentre ciò che distingue la mente patologica da quella sana sono i livelli di esacerbazione dell’emozione riferita. Per l’assunto costruttivista ciò che rende una particolare esperienza dolorosa o catastrofica è, in primis, imputabile alla modalità con cui è stata interiorizzata, ossia rappresentata a livello mentale ed emozionale.

Ulteriori e pregevoli contributi esplicativi sono resi dalla Theory of Mind (T.O.M.)secondo la quale, i mattoni della mente sono gli scopi e le rappresentazioni, mentre il modello di Beck e Young ci aiuta ad individuare gli schemi di funzionamento mentali patogeni che sottendono la sofferenza interiore. Infine, il modello di Kelly appare necessario per capire l’incidenza del fattore vulnerabilità in quello che è l’innesco dello scompenso stesso e che mantiene il quadro  patologico, nonostante i “costi” sottesi ed i paradossi di fondo. In tal modo, sarà possibile individuare il nucleo critico della personalità che può mostrarsi in tutta la sua fragilità, se sollecitata da peculiari stress.

Riprendendo poi, il tema del paradosso in psicopatologia e le manifestazioni più eclatanti che lo riguardano, ricordiamo la coazione a ripetere, il vantaggio secondario della malattia che esplicherebbe un’azione di rinforzo sulle condotte anomale ed infine, il perseguimento da parte della personalità in quello che può essere definito il non-cambiamento. Questo con l’obiettivo di mantenere un grado di coerenza interna del sistema stesso.

Tra i meriti di questo pregevole volume, è evidente la spinta a sollecitare e stimolare, il perfezionamento del ragionamento clinico sulla base di dati evidence-based, restituendo al lettore una sintesi di quello che è un lavoro complesso e prezioso, di ricerca clinica che dura da oltre un ventennio.

Il percorso di lettura è articolato in tre sezioni, a partire da quella d’apertura che rende la spiegazione dei fattori che causano la patologia e che stabilizzano il funzionamento della mente secondo schemi disfunzionali. Viene inoltre analizzata la fenomenologia dei vari disturbi mentali con relativo profilo interno, distorsioni cognitive e relative tecniche di ristrutturazione cognitiva (Imagery Rescripting, accettazione, E.R.P. o esposizione con prevenzione della risposta, Control Mastery Theory o teoria della padronanza del controllo, behavioral activation, ect.) con l’obiettivo finale di raffinare le conoscenze dei processi mentali, plasmando in maniera consapevole ed accettante quello che in definitiva sarà un comportamento funzionale che realizza il benessere dell’individuo e che pone di fronte alla realtà con aspettative realistiche ed equilibrate tra quelli che saranno successi ma anche sconfitte.