La terapia cognitivo-comportamentale o
Cognitive Behavioural Therapy (C.B.T.) è una diffusissima tecnica
psicoterapeutica utilizzata per la cura di svariati disturbi psicopatologici. I
costrutti di base a cui fa riferimento, si fondano su un impianto teorico
alquanto eterogeneo e i cui precursori sono individuabili in Albert Ellis
(promotore tra l’altro del metodo R.E.B.T. o terapia razionale-emotiva), Aaron
Beck e George Kelly.
Per capire come la psicoterapia cognitiva
si sia sviluppata e perfezionata nel nostro Paese, bisogna fare un salto
indietro nel tempo, fino alla costituzione a Roma, nel lontano ottobre del
1977, del Gruppo di Psicoterapia Cognitiva con sede in via degli Scipioni. Tra
i membri: Gabriele Chiari, Georgianna Gardner, Vittorio Guidano, Gianni Liotti,
Francesco Mancini, Mario Reda. Anni dopo, l’entusiasmo e la proficua
collaborazione interdisciplinare spinse i componenti del gruppo originario a
separarsi, per raggiungere nuove mete professionali. Tali iniziative si
rilevarono propulsive e feconde e facilitarono la diffusione
accelerata del cognitivismo in ambito clinico (ad es. il cognitivismo
evoluzionista di Gianni Liotti, il Terzo Centro di Antonio Semerari e relativi
studi sulla metacognizione, il Laboratorio Post-razionalista di Maurizio Dodet
e altri ancora). Le linee guida del gruppo originario che furono confermate nel
tempo, meritano di essere ricordate anche in questa sede. Tra queste: la
precisa ed attenta formulazione del caso, l’importanza dell’individuazione
dell’intervento di psicoterapia più efficace per ogni specifico disturbo ed
infine tener ben presente come l’escalation che ha portato al disagio del
paziente sia un evento che si articola secondo un gradiente di tipo
quantitativo.
Tali conferme puntano sull’evidenza
clinica, secondo cui, non esisterebbe un crinale netto tra normalità e
patologia ma viceversa un continuum. Detto con maggiore chiarezza - secondo la
psicopatologia che è sotto la lente d’ingrandimento della psicoterapia - ciò
che contraddistingue il disagio è il gap quantitativo e non qualitativo. In
virtù di tale considerazione, è evidente che gli stessi costrutti che la mente
utilizza per interpretare le emozioni negative sono necessariamente i medesimi
da impiegare per il disvelamento dei disturbi di matrice psicopatologica,
mentre ciò che distingue la mente patologica da quella sana sono i livelli di
esacerbazione dell’emozione riferita. Per l’assunto costruttivista ciò che
rende una particolare esperienza dolorosa o catastrofica è, in primis,
imputabile alla modalità con cui è stata interiorizzata, ossia rappresentata a
livello mentale ed emozionale.
Ulteriori e pregevoli contributi
esplicativi sono resi dalla Theory of Mind (T.O.M.)secondo la quale, i mattoni
della mente sono gli scopi e le rappresentazioni, mentre il modello di Beck e
Young ci aiuta ad individuare gli schemi di funzionamento mentali patogeni che
sottendono la sofferenza interiore. Infine, il modello di Kelly appare
necessario per capire l’incidenza del fattore vulnerabilità in quello che è
l’innesco dello scompenso stesso e che mantiene il
quadro patologico, nonostante i “costi” sottesi ed i paradossi di
fondo. In tal modo, sarà possibile individuare il nucleo critico della
personalità che può mostrarsi in tutta la sua fragilità, se sollecitata da
peculiari stress.
Riprendendo poi, il tema del paradosso in
psicopatologia e le manifestazioni più eclatanti che lo riguardano, ricordiamo
la coazione a ripetere, il vantaggio secondario della malattia che
esplicherebbe un’azione di rinforzo sulle condotte anomale ed infine, il
perseguimento da parte della personalità in quello che può essere definito il
non-cambiamento. Questo con l’obiettivo di mantenere un grado di coerenza
interna del sistema stesso.
Tra i meriti di questo pregevole volume, è
evidente la spinta a sollecitare e stimolare, il perfezionamento del
ragionamento clinico sulla base di dati evidence-based, restituendo al lettore
una sintesi di quello che è un lavoro complesso e prezioso, di ricerca clinica
che dura da oltre un ventennio.
Il percorso di lettura è articolato in tre
sezioni, a partire da quella d’apertura che rende la spiegazione dei fattori
che causano la patologia e che stabilizzano il funzionamento della mente
secondo schemi disfunzionali. Viene inoltre analizzata la fenomenologia dei
vari disturbi mentali con relativo profilo interno, distorsioni cognitive e
relative tecniche di ristrutturazione cognitiva (Imagery Rescripting,
accettazione, E.R.P. o esposizione con prevenzione della risposta, Control
Mastery Theory o teoria della padronanza del controllo, behavioral activation,
ect.) con l’obiettivo finale di raffinare le conoscenze dei processi mentali,
plasmando in maniera consapevole ed accettante quello che in definitiva sarà un
comportamento funzionale che realizza il benessere dell’individuo e che pone di
fronte alla realtà con aspettative realistiche ed equilibrate tra quelli che
saranno successi ma anche sconfitte.